Port-au-Prince

Haiti

L’io si risveglia solo davanti a un Tu.
È elementare: l’io non si risveglia perché gli costruisco la casa,
l’io si risveglia davanti a un Tu.
Può passare anche attraverso il costruirgli la casa,
ma è per lo sguardo che porto costruendola!

Intervento di don Julian Carron al CTO di AVSI dal titolo "Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell’uomo".

Macerie e fiocchi bianchi. Immondizia e magliette candide. Delinquenza e carità. Sono alcune delle contraddizioni che ho visto nei giorni trascorsi a Port-au-Prince, capitale di Haiti.

Un popolo martoriato da tutta una vita: i conquistatori prima, la dittatura poi; uragani e catastrofi naturali fino al terremoto del 2010, che in pochi istanti ha completamente distrutto la capitale, lasciando sotto le macerie più di 250 mila morti.

Ogni famiglia ha avuto almeno un lutto. Ogni casa ha subito danni. La cattedrale è uno spettacolo inquietante: sono rimasti in piedi solo i muri perimetrali e un Crocifisso, come a testimoniare che quella morte non è la vittoria sull’uomo esattamente come 2000 anni prima.

Eppure in questo scenario apocalittico, la gente cammina per le strade con vestiti lindi, i bambini vanno a scuola con le divise e si vedono fiocchi bianchi tra i capelli delle bambine. I mercati di frutta e verdura continuano imperterriti tra macerie e detriti di cemento, attraversati da maiali alla costante ricerca di cibo.

Sebbene i miei occhi vedessero distruzione, la mia macchina fotografica, quasi fosse strettamente legata al mio cuore, continuava a catturare immagini di bellezza. Come per guidarmi all’essenza di queste persone. Al senso di bellezza che persiste nonostante tutto. In ogni uomo. Tutto poteva ricominciare da un incontro in grado di rianimare il cuore.