Le donne di Rose

Kampala - Uganda

Teddy, Agnes, Florence, Ketty, Baby…….. sono i  nomi di alcune delle “donne di Rose” cresciute nella miseria degli slum o rapite dai ribelli, abbandonate da tutti, e tutte, alla fine, positive all’Hiv. Ma questa fine ha segnato l’inizio perché è proprio grazie alla loro malattia che hanno incontrato Rose Busingye, un’infermiera ugandese, che da trent’anni si prende cura di loro.

Agnes ha quarantasei anni, la faccia tonda che ride, non diresti mai che è malata. «Io mi sentivo niente». I ribelli l’hanno tenuta con loro tre anni nella foresta. Tornata al villaggio, «non ero più nessuno, se non un killer». Usciva di casa e la gente aveva paura di lei, la evitava. Così decide di scappare in città da una zia, che quando scopre della malattia la mette in una baracca fuori casa. Senza cibo, né medicine. Dei vicini, che conoscevano il Meeting Point, le mandano “zia Rose”. Racconta Agnes: «Mi diceva sempre che io ho un valore, ma non capivo cosa dicesse. Poi mi ha invitato a venire qui, a incontrare le altre. Ho trovato donne felici, che non sembravano malate, allora ho pensato di aver sbagliato posto, perché non potevo appartenere a questa gente. Continuavo a sentirmi niente. Finché ho cercato 20mila scellini per tornare al villaggio a morire». Non è mai partita, perché quando gliel’ha detto Rose ha pianto. Agnes, al posto di andare a morire, si è fermata qui con loro. Si è curata, sta meglio. È ancora malata, ma è guarita dal suo male.